17 novembre 2014

La discarica di Ciliverghe: per una lettura "documentata"

CLICK PER APRIRE IL DOCUMENTO
Considerato il rilievo e la complessità dell'argomento, lo stesso è stato inviato anche a tutti i soggetti che, in qualche modo, sono parte in causa, come si può vedere dalla lettera di trasmissione.
Firmatari del documento sono: 

Raffaele FORGIONE, per il Circolo Legambiente - Brescia est
Ermanno BENEDETTI, per il comitato "Discarica sicura!" 
Fulvio Bottarelli, per l'associazione culturale AURORA. 

Condividono l'iniziativa i consiglieri comunali di minoranza Renato CROTTOGINI, Nicola SGUAIZER, Fulvio BOTTARELLI.


Come si legge nelle prime pagine, "elemento unificante" è il tema del recupero della ex-discarica, che viene qui trattato anche a seguito della "contrarietà dell’Amministrazione comunale ad istituire una Commissione speciale che potesse approfondire adeguatamente questo argomento, oltremodo rilevante per i risvolti ambientali, economici e gestionali se si considera che il progetto approvato comporta costi complessivi di oltre 6 milioni di Euro".
Riportiamo, di seguito, un breve stralcio dell'introduzione al corposo documento, lasciando poi alla pazienza e curiosità dei cittadini la lettura integrale:


Come si evince dagli elaborati di progetto, ci troviamo di fronte a un intervento di natura fortemente sperimentale e i cui esiti sono tutt’altro che certi e i cui contenuti e conseguenze non sono mai stati discussi con chiarezza.
E’ ben chiaro e noto, invece, che la comunità di Mazzano (e la frazione di Ciliverghe, in particolare) ha già sostenuto il gravame di una discarica “sperimentale” al tempo in cui nel sito di Ciliverghe sono stati smaltiti oltre un milione di metri cubi di rifiuti prima che le buone pratiche di gestione divenissero di normale attuazione.

Riteniamo innanzitutto doveroso chiarire che, diversamente da come dichiarato in più occasioni, il progetto non è formalmente riconducibile ad alcun docente universitario e tanto meno al prof. Raffaello Cossu dell’Università di Padova –  il cui nome, infatti non compare - ma è opera degli ing. Elena Cossu e arch. Anna Artuso, uniche responsabili del progetto stesso. La presenza delle Università di Brescia e di Padova, più volte declamata a sostegno della bontà del progetto, si limita a una presenza consulenziale per due soli aspetti del progetto, come l’impianto fotovoltaico e il sito destinato alla fitodepurazione.

Il progetto approvato dall’Amministrazione comunale, come potrà emergere dalla lettura di questo documento, presenta più di una forte criticità:
·         si prevede un intervento con la tecnica di “aerazione in situ”, che è conosciuta (e brevettata) da tanti anni e, nonostante questo, è ancora in fase di sperimentazione, anche perché, nei casi in cui è stata applicata, ha dato risultati non significativi, tanto da comportare, in più di un caso, l’interruzione anticipata dell’applicazione;
·         anche senza considerare le nostre perplessità sulla sovrapposizione di ruoli e i possibili casi di conflitto di interessi (che verranno trattati più avanti) viene preso in considerazione un solo metodo di intervento senza alcuna ponderata valutazione circa l’applicabilità di altre metodologie, liquidate sbrigativamente con approssimative motivazioni di ordine economico;
·         il progetto è stato redatto e firmato da un team composto da un solo ingegnere ambientale e da un architetto paesaggista. Del tutto assenti figure professionali fondamentali come il geologo, l’esperto di impiantistica e l’agronomo (visto che si parla di fitodepurazione)
·         l’iter che ha portato alla scelta dei professionisti incaricati e le modalità seguite nell’affidamento degli stessi destano in noi forti perplessità in termini di linearità e trasparenza, oltre che per mancanza di trasparenza e per la  mancanza di confronto tra diverse offerte professionali ed economiche, come invece sarebbe ovvio nel caso di interventi tanto complessi e delicati;
                     
Tutto questo, a fronte di un intervento i cui costi sono stimati in oltre 6 milioni di euro e di cui non sono certi i risultati, i tempi di realizzazione e i costi di gestione futuri.


Non crediamo giusto che la comunità di Mazzano sopporti i costi e i rischi derivanti da un intervento sperimentale come quello che qui viene esaminato e per questo, a fronte delle più volte reiterate intenzioni di procedere con il progetto Arcoplan da parte dell’Amministrazione comunale, riteniamo doveroso far pervenire a tutti coloro – cittadini, Enti pubblici, Autorità ambientali – che, in un modo o nell’altro hanno qualche interesse su questo tema, una serie di elementi di conoscenza più che sufficienti per un ripensamento sulle modalità di intervento sulla discarica di Ciliverghe.